OST (Open Space Technology)

L’OST (Open Space Technology) è uno strumento di partecipazione sviluppato da Harrison Owen negli Stati Uniti ed è oggi un metodo di coinvolgimento molto utilizzato su scala internazionale da organizzazioni pubbliche e private.

 

Che cos’è l’OST?

L’OST permette di creare un incontro/workshop di partecipazione guidato da un tema conduttore e da una domanda proposta al fine di “aprire” la conversazione: come il World Café e il BarCamp, si pone quindi come un’alternativa alla discussione classica che cerca di risolvere un problema. Il metodo si concretizza nella realizzazione di gruppi di lavoro e discussione tematici di dimensioni variabili, durante lo svolgimento stesso dell’evento.

Questo metodo permette di trattare nuovi temi, o temi classici con un approccio nuovo: l’informalità tipica del coffee-break dei convegni viene presa a modello (un po’ come accade nel BarCamp), per ricreare una serie di micro-ambienti favorevoli al confronto creativo libero in ottica peer to peer.

 

Come si svolge?

Prima dell’incontro, l’organizzazione che promuove l’OST sceglie il tema generale della giornata. Gli organizzatori, nella fase plenaria iniziale, hanno il compito di spiegare accuratamente le modalità di lavoro dell’OST a tutti i partecipanti. A questo scopo esistono 4 semplici regole o principi, ideati da Harrison Owen:
- chiunque venga è la persona giusta
- qualsiasi cosa accada è l’unica che poteva accadere
- quando comincia è il momento giusto
- quanto è finita è finita.

Quinta e ultima, ma forse più importante regola è la cosiddetta “legge dei due piedi”: se un partecipante si trova ad un tavolo dove non ha la possibilità di dare contributi significativi, o viceversa non vi è arricchimento per il partecipante stesso, la regola impone il cambio di tavolo e quindi di tema di discussione.

L’OST comincia con una sessione plenaria di forma circolare, durante la quale ogni partecipante ha la possibilità di proporre un sotto-tema specifico che vuole trattare, assumendosi la responsabilità di essere il relatore e il facilitatore della “conferenza” proposta. Chi propone, definisce l’ora e il luogo dell’appuntamento. Successivamente, gli altri partecipanti scelgono i gruppi di conversazione ai quali sono interessati, formando i gruppi di lavoro. Questa prima fase si chiama comunemente “mercato delle idee”. 

Tutti i gruppi di lavoro, durante l’OST, cercano di trovare soluzioni ai problemi o temi che devono trattare e, a poco a poco, sintetizzano i loro risultati su cartelloni. Alla fine dell’incontro, ogni tavolo riassume sinteticamente i risultati emersi, trascrivendoli su supporto informatico e consegnandoli ai promotori, che li uniscono tra loro e li riassumono nella plenaria conclusiva all’interno di un unico documento che verrà distribuito successivamente ad ogni partecipante.

 

Perché utilizzare l’OST?

E’ un metodo che permette di far emergere il protagonismo individuale e una spontanea coesione di gruppo, molto efficace nel portare a termine gli obiettivi, se l’organizzazione che promuove l’OST è davvero convinta di andare fino in fondo. I partecipanti possono variare da 20 a 500 o più soggetti. Nella sua forma ortodossa si svolge in un weekend. Non richiede un alto numero di personale specializzato perché i gruppi possono facilitarsi da soli. Le discussioni possono portare anche ad una selezione progressiva delle idee e a piani di azioni concreti e chiari. Risente del problema della rappresentatività perché non prevede una selezione dei partecipanti a campione e raramente riesce a coinvolgere un alto numero di persone. Tuttavia integrato con altri strumenti è un ottimo strumento per far emergere idee creative e protagonisti in grado di realizzarle.

 

 

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