Green Economy

COP 21 di Parigi. La svolta sugli accordi per contrastare il Cambiamento Climatico?

Pubblicato il 3 September 2015 | Da : | Categoria : Green Economy |

 

Dal 30 Novembre all’11 Dicembre 2015 si svolgerà a Parigi la Conferenza Internazionale sul Clima. Dopo 20 anni di negoziazioni e accordi, c’è volontà di concludere con la condivisione di una regolamentazione globale rispetto alla protezione dell’ambiente e del clima limitando il riscaldamento globale a 2°C rispetto ai livelli del 1990.

 

Perché i cicli di conferenze sull’ambiente ? 

Il Cambiamento Climatico è un fenomeno di portata planetaria, da diversi anni protagonista degli sforzi di ricerca e dell’elaborazione di strategie politiche e negoziali di organismi di ricerca, enti pubblici, imprese, cittadini. Nel 1988 è stato creato dall’ONU l’IPCC (il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) attualmente il principale gruppo internazionale di ricerca scientifica sul cambiamento climatico : 2500 ricercatori da 130 paesi, con il compito di elaborare scenari di previsione delle conseguenze fisiche e sulla società della variazione del clima del pianeta.

Poco dopo il primo rapporto dell’IPCC uscito nel 1990, il vertice mondiale sull’ambiente di Rio nel 1992 inaugura le politiche internazionali volte a contenere Climate Change; in particolare si realizza il primo accordo tra paesi, mirante a sviluppare una convenzione sul progetto per limitare le emissioni di gas a effetto serra: si tratta della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC).

Questa convenzione è entrata in vigore due anni dopo, il 21 Marzo 1994,  e raccoglie ad oggi 195 paesi membri.  Dalla prima conferenza di Rio, sono succedute 20 Conferenze delle Parti (COP), con lo scopo di aggiornare i negoziati e aggiornare/informare sullo stato delle conoscenze scientifiche a disposizione: quella di Parigi sarebbe la 21esima.

 

COP 21 : di che cosa si tratta ?

A questa conferenza sono attesi circa 40 000 partecipanti del mondo scientifico, politico, della Società civile e dell’impresa: l’obiettivo è quello di raggiungere finalmente un accordo per realizzare una legislazione condivisa, significativa e cogente contro il cambiamento climatico. L’ostacolo a questo obiettivo risiede come sempre nel fatto che alcuni paesi, tipicamente quelli la cui economia trae largo vantaggio dalla possibilità di non avere un tetto alle emissioni – tra tutti gli Stati Uniti e la Cina –  non sono pronti a fare vere e proprie concessioni sul piano dei negoziati.

Per questa conferenza, gli organizzatori hanno preso misure ad hoc, al fine di evitare uno stallo o un nulla di fatto: ogni paese deve pubblicare, prima della COP21, un documento sul quale riassume puntualmente tutti gli sforzi fatti a livello nazionale per la protezione dell’ambiente ed in particolare contro il cambiamento climatico. Questi documenti saranno sintetizzati e pubblicati il giorno prima della Conferenza.

In aggiunta, una sfida chiave della conferenza è quella di ottenere una partecipazione per la creazione di un fondo di 100 miliardi di dollari ogni anno, da parte di tutti i paesi sviluppati, a partire dal 2020, da utilizzare per la mitigazione e l’adattamento al riscaldamento climatico e per finanziare lo sviluppo sostenibile.

 

Quale sono le sfide della conferenza di Parigi?

Le più grandi conferenze delle Nazione Unite hanno spesso deluso gli ambientalisti: gli obbiettivi non sono quasi mai raggiunti e i paesi non sono mai pronti a fare veri sforzi.

A Kyoto nel 1997, come a Parigi quest’anno, ci si aspettavano veri cambiamenti: per la prima volta, infatti, a Kyoto i paesi avevano firmato un accordo internazionale per limitare – con il supporto della legislazione – le emissioni di gas a effetto serra. Nonostante questo importante risultato, solo 55 paesi avevano firmato, mentre i più importanti inquinatori non hanno voluto  partecipare (gli stati uniti non hanno firmato, la Russia e il Canada si sono ritirati e la Cina non fa parte dell’accordo).

Questa volta tuttavia, ci sono indizi per poter essere maggiormente ottimisti: gli Stati Uniti hanno recentemente rivelato il loro ambizioso piano di azione per lottare contro le emissioni di gas a effetto serra, seppure esprimendo la propria volontà di un accordo storico a Parigi in Dicembre sull’ambiente. Anche l’Europa si è impegnata a ridurre le sue emissioni del 40% entro il 2030. In più, oggi le tecnologie che permettono di ridurre le emissioni di gas a effetto sera sono comuni e costano molto meno rispetto ad alcuni anni fa: a questa conferenza, il ruolo della tecnologia è importante, e sarà posta in primo piano.

Si aspetta ancora gli impegni di grandi paesi come la Cina, ma le buone condizioni per avviare un vero processo contro il riscaldamento climatico sono state create.

 

> Vai al sito ufficiale di COP21www.cop21paris.org

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