CSR Management

Collaborazioni e partnership tra aziende e Scuole. Il contesto italiano, gli strumenti a disposizione e le recenti novità legislative sull’alternanza Scuola-lavoro.

Pubblicato il 30 March 2016 | Da : | Categoria : CSR Management |

 

I significativi cambiamenti che interessano il sistema scolastico ed educativo italiano in questi anni, riflettono le trasformazioni che investono la società e il mondo del lavoro a vari livelli: rivoluzione digitale, nuovi modelli di produzione, internazionalizzazione delle filiere, trasformazione del mercato del lavoro con percorsi di carriera più fluidi e imprevedibili, nuovi stili di vita.

La (ri)costruzione del legame tra il mondo dell’educazione e il mondo del lavoro si fa sempre più complessa, in primis per la difficoltà della Scuola di seguire i repentini cambiamenti di scenario che si susseguono sui mercati della domanda-offerta di lavoro e di competenze.

Tuttavia, si tratta di una sfida che è necessario cogliere e che impone la creazione di nuovi modelli collaborativi, capaci anche di andare al di là del dualismo Scuola-Impresa, per ricomprendere altri attori della società civile nella condivisione dello sviluppo della Scuola come bene comune nella la società della conoscenza.

 

L’alternanza Scuola-lavoro in Italia

Con la riforma scolastica contenuta nella Legge 107 / 2015, meglio nota come La Buona Scuola, si assiste all’introduzione di un monte ore annuale di alternanza Scuola-lavoro obbligatoria per gli studenti degli Istituti tecnici e dei Licei.

L’obiettivo è quello di ridurre la distanza tra il mondo dell’educazione e quello dell’impresa, storicamente molto marcata nel nostro paese, a differenza di altre nazioni europee, dove il modello duale ha tradizionalmente consentito ai due mondi di allacciare un rapporto efficace.

A livello europeo, la Direttiva Europa 2020 indica la collaborazione tra Scuola e impresa come uno degli strumenti prioritari per il raggiungimento delle flagships Smart Growth e Inclusive Growth. Nel 2013, inoltre, il patto European Alliance for Apprenticeship evidenzia come strumenti prioritari per migliorare l’istruzione e generare occupazione l’apprendistato e l’alternanza Scuola-lavoro.

I vantaggi del dualismo cooperativo Scuola-impresa, basati sui dati che emergono dal confronto tra la situazione italiana e quella di paesi dove l’alternanza è regola da tempo, sono principalmente da ricercare nella riduzione del tempo di transizione Scuola- occupazione, nell’efficacia della formazione on-the-job, nello sviluppo di competenze chiave per l’ingresso nel mondo dell’impresa. In particolare, nei paesi “Work-oriented”, come Belgio, Germania, Olanda e Austria, la transizione verso il lavoro dura mediamente 4 mesi (oltre i 12 per l’Italia) e i tassi di disoccupazione generali scendono ampiamente sotto la soglia del 10%.

A questo si aggiungerebbe il vantaggio fondamentale di ridurre quello che è un significativo disallineamento tra le competenze che sono attese dalle imprese e le competenze reali offerte dal mondo scolastico e accademico. A tale problematica si aggiunge anche

l’assenza di un sistema standardizzato di mappatura e riconoscimento unificato delle competenze richieste dal sistema produttivo nazionale.

Al di là della riforma, tuttavia, l’esperienza dell’alternanza Scuola- lavoro in Italia non parte certamente da zero. Sono molti infatti i percorsi avviati negli anni sul territorio nazionale, stratificati nel tempo al di fuori di una cornice normativa dedicata, che si sono sviluppati in una dinamica bottom-up a partire dalla buona volontà e lungimiranza di imprese, dirigenti scolastici, insegnanti, istituzioni.

Ma quali sono le dimensioni attuali della alternanza Scuola-lavoro nel nostro paese? Secondo uno studio effettuato dal MIUR nel 2014*, sono oltre 10.000 i progetti di alternanza attivi nell’ultimo anno (circa 620 in Emilia Romagna), che interessano il 40% delle Scuole italiane. I progetti sono stati realizzati in collaborazione con circa 120.000 strutture esterne, principalmente imprese (il 43%, pari a 53.000).

Nonostante ciò, meno del 4% degli studenti italiani totali tra i 15 e i 29 anni, e circa il 10% degli studenti delle Scuole superiori, ha partecipato a progetti di alternanza Scuola-lavoro, contro il 22% della Germania e il 17% del Regno Unito. La durata dei progetti, inoltre, risulta piuttosto esigua: in media si tratta di percorsi di 70-80 ore.

 

Le novità apportate dal Piano Buona Scuola

Nello specifico, il provvedimento della Buona Scuola, prevede un periodo obbligatorio di 400 ore di alternanza per il triennio conclusivo degli istituti tecnici e 200 ore per i licei, da svolgere sia in periodo scolastico che estivo, in Italia o all’estero.

Le organizzazioni coinvolte nei progetti di collaborazione potranno essere non solo imprese, ma anche ordini professionali, enti di carattere culturale e ambientale, enti sportivi iscritti al Coni. Queste organizzazioni verranno inserite all’interno di un registro di scala provinciale e selezionate dal Dirigente scolastico per avviare le sperimentazioni.

Si stima che nel triennio 2016-2018 saranno 1,5 milioni gli studenti coinvolti nei progetti di alternanza regolati dal decreto, con un investimento per lo stato di oltre 100 milioni di euro / anno a regime, a fronte dei 10 messi in campo finora.

Le ore organizzate come alternanza, non sono ore aggiuntive rispetto alla circa 1000 ore di lezione frontale in classe che compongono oggi l’offerta formativa annuale, ma le sostituiscono in parte, comportando quindi la necessità di una innovazione organizzativa e gestionale nella somministrazione degli insegnamenti.

La riforma orienterà il cambiamento verso una maggiore apertura al territorio degli istituti e degli insegnanti e necessiterà una maggiore flessibilità organizzativa nell’ambito della costruzione degli orari

Collaborazioni e partnership tra aziende e Scuole | a cura di Focus Lab

1annuali / settimanali. In tutto questo, perderà probabilmente parte della sua centralità il “gruppo classe” tradizionalmente inteso.

Rimangono allo stesso tempo alcuni elementi da risolvere nel testo di riforma, come per esempio il tema della gestione del trasporto verso le sedi delle organizzazioni, la sottoscrizione delle coperture assicurative per le attività di alternanza, la ricerca di imprese ad una distanza non proibitiva in territori scarsamente popolati da attività economiche.

 

Piano Nazionale Scuola Digitale

Il 27 ottobre 2015, il Miur ha presentato il Piano Nazionale della Scuola Digitale, un documento di indirizzo “per il lancio di una strategia complessiva di innovazione della Scuola italiana e per un nuovo posizionamento del suo sistema educativo nell’era digitale”.

Le azioni previste si articolano in quattro ambiti fondamentali (strumenti; competenze e contenuti; formazione; accompagnamento) che si suddividono ulteriormente in trentacinque azioni operative, con l’obiettivo di favorire, costruire e incentivare: accesso e connettività; spazi e ambienti per l’apprendimento; amministrazione e identità digitale; competenze degli studenti; contenuti digitali; formazione del personale; integrazioni tra Scuola digitale, impresa e lavoro.

Su questi temi gli istituti scolastici italiani non sono all’anno zero. Anzi,già a partire dal 2008, con il sostegno del Miur, sono stati realizzati diversi progetti, che hanno contribuito a sedimentare un significativo patrimonio di competenze e strumenti e che hanno prodotto e diffuso modelli replicabili e sostenibili. Sul sito Avanguardie Educative, l’Indire (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa del Miur) raccoglie e sistematizza le numerose esperienze di innovazione didattica realizzate nelle Scuole.

 

Altre opportunità di collaborazione tra Scuole e imprese

I possibili spunti di collaborazione tra azienda e Scuola non si esauriscono certamente nell’ambito dei progetti alternanza Scuola- lavoro, o di promozione della cultura e delle skills digitali.

Esistono molte altre possibilità di azione, con vari livelli di complessità e coinvolgimento, che possono basarsi su partenariati allargati, oltre alle imprese, ad enti pubblici, associazioni, cooperative sociali, ecc. Di seguito alcuni esempi, suddivisi per marco-obiettivi.

 

Orientamento

Il momento dell’orientamento è centrale e risulta critico in particolare nel momento della biforcazione tra scelta liceale e tecnico/professionale. Gli strumenti a disposizione delle aziende per contribuire a facilitare e migliorare il processo di orientamento sono diversi:

• Giornate o moduli di orientamento a Scuola, con il coinvolgimento di diverse classi o istituti

• Corsi o moduli specifici per la promozione della formazione tecnico-scientifica nelle Scuole inferiori, in particolare favorire il tasso di femminilizzazione delle Scuole tecniche.

• Corsi o moduli specifici per promuovere l’educazione tecnica digitale / informatico

• Percorsi informativi e di orientamento dedicati ai genitori

• Documenti informativi cartacei e web per l’orientamento

 

Transizione Scuola-lavoro

Come accennato, la posizione di svantaggio dell’Italia rispetto agli altri paesi europei nel momento del passaggio dal mondo educativo al sistema lavorativo, impone la ricerca di soluzioni efficaci per tentare di ridurre questo divario. Tra le soluzioni, si possono citare ad esempio:

• Tirocini, inserimenti, dottorati e tesi di laurea

• Moduli formativi specifici in classe

• Supporto allo sviluppo di corsi di formazione e master in partnership con Università e P.A.

• Supporto allo sviluppo/incubazione di Startup

• Creazione di network e consorzi interaziendali o multistakeholder per la formazione

 

Management scolastico

La collaborazione tra Scuola e impresa necessita di strumenti efficaci di governance integrata, in grado di offrire un sistema di attività seguite da tutor, in coordinamento con il tradizionale piano formativo annuale. Di seguito alcuni strumenti per gestire questo matching:

• Stage e percorsi formativi per docenti

• Reti Scuole-Imprese sul territorio

• Imprese all’interno del CTS (Comitato Tecnico Scientifico)

 

Innovazione didattica

L’impresa può aiutare la Scuola a “stare al passo” con le innovazioni che caratterizzano i mercati sempre più globali nei quali si trovano a competere. La testimonianza diretta di questa esperienza è un valore aggiunto che può essere trasmesso in vari modi:

• Corsi formativi a Scuola su temi specifici di competenza delle singole imprese

• Visite in azienda e Open Days aziendali

• Job Day – un giorno in azienda accanto ad un tutor

 

 

 


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