CSR Management

B Corp. Solo l’ultima tra le tante certificazioni di sostenibilità?

Pubblicato il 15 July 2015 | Da : | Categoria : CSR Management |

La Certificazione B Corporation: uno strumento in piena diffusione.

Negli ultimi anni si è assistito alla diffusione, a partire dagli Stati Uniti, del nuovo marchio B-Corporation, uno strumento di distinzione e comunicazione aziendale progettato e rilasciato dall’organizzazione statunitense BLab, che punta a contraddistinguere le imprese  con una performance elevata su diversi aspetti di sostenibilità economica, sociale e ambientale che superi una certa soglia di qualità, stabilita rispetto ad una serie di criteri di valutazione. 

L’obiettivo di B-Corp è quello di creare una community internazionale di soggetti for-profit che dimostrano di riuscire a creare un impatto positivo sui temi sociali e ambientali contestualmente al perseguimento del proprio business. In sostanza, B-Corporation vuole stare al Business sostenibile come lo Standard LEED sta al Green Building, o la certificazione fair Trade sta al commercio equo e solidale.

Le aziende certificate B-Corporation non sono tuttavia da confondersi con le Benefit Corporations, una categoria di soggetti di natura privata individuati dalla legislazione societaria statunitense, che li identifica come enti profit orientati a creare valore non solamente economico ma anche sociale e ambientale. Queste, in sostanza, costituiscono un terzo “contenitore” di organizzazioni, accanto alle aziende profit “tradizionali” e agli enti no-profit, in grado di dimostrare annualmente agli shareholders e agli stakeholders un impatto positivo in ottica “triple bottom line”. 

Questa tipologia di ente, prevista dalla legislazione di 27 stati USA, ha l’obbligo di dimostrare il proprio impatto positivo attraverso specifiche azioni di transparency, accountability e inserimento di obiettivi statutari, mentre il regime tassativo rimane inalterato rispetto alle altre nature giuridiche. 

 In rapporto al marchio B Corporation, essere una Benefit Corporation riconosciuta dal sistema statunitense, dunque, non esclude di poter essere una azienda certificata da BLab, e viceversa; tuttavia l’equivalenza tra queste due categorie non è automatica. Sicuramente, perseguire un approccio orientato alla sostenibilità d’impresa sul modello societario Benefit facilita notevolmente il raggiungimento dei requisiti per aggiudicarsi il Marchio, ma si può essere Benefit Corporation senza essere certificati B-Corp.

 

Come si diventa una B-Corp ?

Il percorso verso la certificazione prende avvio con una fase di auto-valutazione dell’impresa. Attraverso un questionario, il BCorp Impact Assesment, che da la possibilità – gratuitamente – a tutte le di beneficiare di una valutazione degli aspetti di sostenibilità della loro attività dal punto di vista della governance, dei risultati economici, delle performance ambientali, degli aspetti di impatto sociale. 

Il questionario, compilabile nel giro di qualche ora (se si hanno tutti i dati a disposizione), restituisce automaticamente un punteggio da 0 a 200: le organizzazioni che raggiungono un minimo di 80 punti hanno la possibilità di proseguire verso lo step seguente, che è rappresentato da una call conference con un membro dello staff di B Lab, finalizzato a  verificare / approfondire alcuni aspetti del questionario. 

Prima di ottenere il via libera definitivo, inoltre, viene normalmente richiesto l’invio di vai documenti in grado di certificare/validare le affermazioni autodichiarate nel questionario.

Nella seconda fase della certificazione si deve raggiungere il cosiddetto “legal requirement”, che corrisponde a dimostrare che l’impresa sia sostenibile del punto di vista della sua successione, ovvero che il manager o investitore succedente abbia la possibilità di proseguire la missione  di sostenibilità dell’impresa.

Nell’ultima fase, che sancisce l’accesso nella community come membro ufficiale del network, è necessario sottoscrivere la cosiddetta Dichiarazione di “Interdipendenza”. La certificazione è valida per due anni, al termine dei quali è possibile rinnovare la certificazione. 

 

Quali sono i vantaggi della certificazione?

Tra i principali vantaggi di aderire a questa tipologia di certificazione “corporate” o “di sistema”, vi è certamente “l’effetto-novità” che B Corp porta con sé: ultima tra le tante, ha ancora probabilmente molto da dire, soprattutto in Italia dove ha appena cominciato a diffondersi, anche in ragione del fatto che la sua moltiplicazione nel mondo anglosassone (spesso precursore) è stata ed è assai rapida. 

Oltre a questo aspetto scarsamente tecnico, se ne affianca uno assai pragmatico: la piattaforma  per l’autovalutazione iniziale messa a disposizione online a tutte le imprese che vogliano mettersi per qualche ora ad inserire i propri dati all’interno del portale, rappresenta un efficace strumento di benchmarking sufficientemente preciso rispetto ad almeno un migliaio di imprese da tutto il mondo, su aspetti economici, sociali e ambientali abbastanza dettagliati. 

La certificazione inoltre, dal punto di visa dei costi complessivi in termini di denaro e di tempo dedicato, risulta assai competitiva rispetto ad altri tipi di standard appartenenti al mondo della RSI diffusi in Italia (dalle certificazioni ambientali EMAS ai marchi Ecolabel). Dal punto di vista dell’impegno in termini di tempo, come dettagliato all’interno del sito BCorp, il percorso globale occupa uno spazio nell’ordine di poche giornate / uomo; sul fronte economico, invece, i costi sono proporzionali alla dimensione dell’impresa e al settore di appartenenza. Per una tipica piccola-media impresa italiana, si può andare dai 500 ai 1000 euro all’anno, che possono diventare 2500 per una grande impresa.   

 

Lo stato dell’arte a livello nazionale e internazionale

Ad oggi nel mondo sono certificate B-Corp oltre mille imprese di oltre 60 settori industriali in 33 paesi. A livello nazionale BCorp ha iniziato a diffondersi nel 2013, ed oggi sono 8 le imprese che hanno scelto di raggiungere il livello di certificazione: tra queste troviamo Nativa, Equilibrium, Treedom, Fratelli Carli, D-Orbit, Little Genius International, Mondora srl e Habitech (Distretto Tecnologico Trentino).

Sul fronte internazionale, spiccano tra le aziende certificate alcuni nomi celebri di corporation da tempo avviate sulla strada della Sostenibilità d’impresa, come Patagonia, Ben&Jerry’s, Alter Eco, ma anche grandi advisors come l’inglese Sustainability. 

Anche se il marchio è sempre di più presente in Europa e comincia anche a svilupparsi in Asia, la parte preponderante delle imprese certificate rimane negli Stati Uniti, per ovvi motivi di opportunità legata all’immagine e alla diffusione della cultura legata al tema delle Benefit Corporations come forma societaria.

Questo aspetto evidenzia chiaramente che l’introduzione di un approccio alla sostenibilità parzialmente integrato nella struttura giuridica, è un evidente sprone alla diffusione di questo tipo di attività e iniziative, assieme all’introduzione di premialità sul fronte pubblico, come per esempio i criteri/punteggi premianti nei bandi pubblici.  

È da segnalare in questo senso il Disegno di legge proposto ad inizio 2015 all’interno della Commissione Bilancio del Senato, orientato ad introdurre anche in Italia questo tipo di categoria societaria. Al di là del successo che potrà avere questa iniziativa parlamentare, è significativo che l’Italia sia la prima nazione europea ad attivare questo tipo di proposta. 

Resta tuttavia interessante, anche in assenza – per il momento – di una categoria societaria collegabile al marchio nel nostro paese, l’approccio orientato alla valutazione come forma di rendicontazione – benchmarking ex ante a disposizione delle imprese.

 


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