CSR Management

Laboratori di Imprese per la CSR in Emilia-Romagna. Un Bilancio dell’esperienza 2015.

Pubblicato il 1 October 2015 | Da : | Categoria : CSR Management |

 

Il bando di finanziamento regionale per la costruzione di Laboratori provinciali RSI uscito a fine 2014 è nato da un lavoro più ampio inserito in un contesto nazionale di promozione e diffusione della Responasabilità Sociale d’Impresa. In questo quadro la Regione Emilia Romagna ha selezionato e diffuso lo strumento laboratoriale di Imprese per catalizzare la creazione di partenariati territoriali in grado di fare rete e progettare concretamente sui temi-ambiti della RSI. 

Questo tipo di esperienza non è del tutto nuova, ma è già stata sperimentata all’interno del territorio modenese attraverso il “cantiere” del Club Imprese Modenesi per la RSI, attivo già dal 2009, e in altre esperienze extra-regionali nel 2014, come le reti CSR realizzate in Piemonte, ed un laboratorio specifico per la CSR nel settore agroalimentare in Val d’Agri (Basilicata).

 

Obiettivi dei laboratori territoriali di Responsabilità Sociale d’Impresa 

L’obiettivo fondamentale dei network è quello di favorire lo scambio di pratiche tra referenti di imprese di diverse filiere produttive e di varie dimensioni, sviluppare idee per valorizzare impegni già esistenti, creare dialogo e aggiornamento tra imprese di vari settori e dimensioni ed infine, in termini progettuali,  realizzare un Piano d’Azione d’indirizzo su aree di RSI di livello territoriale.

Quest’anno, a seguito della partecipazione degli enti istituzionali locali – Province e Camere di Commercio – all’assegnazione dei fondi legati al bando regionale, abbiamo avuto la fortuna di seguire da vicino, come coordinatori tecnici, cinque territori regionali: in ordine cronologico di attivazione, Reggio Emilia, Ravenna (già attivi nel 2014), Parma, Piacenza, Modena.

I laboratori realizzati sono reti informali di organizzazioni di diverso tipo, imprese grandi e piccole, mondo no-profit della cooperazione sociale e del volontariato, mondo della Scuola e dell’Università con un contributo sia in fase di promozione che di attuazione della Pubblica Amministrazione, principalmente Provincia e Camera di Commercio.

 

La struttura del processo di coinvolgimento e gli strumenti utilizzati

A livello di impostazione, lo sviluppo delle esperienze di laboratorio RSI condotte ha presentato molti tratti in comune tra i diversi territori: la struttura del processo è stata infatti realizzata secondo uno schema quasi sovrapponibile: una sequenza di 6-7 incontri di lavoro organizzati in modo da accompagnare le organizzazioni aderenti attraverso varie fasi, da una prima analisi dell’esistente ad una fase più complessa di co-progettazione in partenariato, passando per un evento di elaborazione di idee-proposte in stile brainstorming.

Ogni passaggio del processo è scandito dall’utilizzo di una diversa tecnica di interazione. Si passa dal Barcamp, utilizzato in fase iniziale per facilitare la circolazione di esperienze già realizzate dalle varie organizzazioni partecipanti, al World Cafè, utilizzato per stimolare il brainstorming di idee, all’action planning / PCM in fase di affinamento e definizione progettuale a partire dalle idee di miglioramento selezionate.

I temi di discussione e di lavoro, nello specifico, sono quelli che caratterizzano e definiscono nello specifico il concetto di Responsabilità Sociale d’Impresa a livello internazionale e nelle politiche dell’Unione Europea: Welfare Aziendale e Conciliazione Vita-Lavoro, innovazione Green e Sostenibilità Ambientale; Progetti in partnership con soggetti del territorio.

Un discorso a parte invece meritano le due esperienze condotte all’interno del territorio modenese: la prima, promossa da Provincia e Camera di Commercio, fa parte dei progetti finanziati a livello regionale sul tema RSI, ma si caratterizza per lasciare da parte la fase di progettazione di azioni di RSI in partnership – che invece contraddistingue le altre esperienze regionali – per fare posto ad una serie di eventi seminariali su vari temi innovativi (per esempio Innovazione Sociale, SROI, ecc.) e ad una gamma di attività sul fronte dell’inclusione sociale di soggetti con disabilità.

La seconda esperienza è rappresentata dall’Associazione Aziende Modenesi per la RSI, caso invece assai diverso dai precedenti, in quanto rete di 34 imprese profit e no-profit associatesi in modo formale al fine di progettare e realizzare attività legate alla RSI, alcune “aperte” al pubblico, altre, prevalentemente di formazione, rivolte ai soli soci. Focus Lab rappresenta in questo caso uno dei partner di supporto tecnico, con responsabilità di coordinamento.

 

Alcuni risultati. Punti di forza e criticità.

Nel complesso, per fare qualche numero, abbiamo potuto conoscere in pochi mesi oltre 150 organizzazioni di varia natura e oltre 200 loro referenti in circa 40 eventi realizzati tra gennaio e giugno 2015. Questi numeri, se combinati tra loro, possono anche fornire una stima – imprecisa – delle presenze complessive ai laboratori RSI regionali: circa un migliaio da inizio anno.

Questa quantità di esperienze e di progetti messi in pista, spesso concentrati e sovrapposti in termini temporali, ci ha dato la possibilità di toccare con mano in meno di un anno, una grande varietà di realtà regionali impegnate in modo concreto sui temi della Sostenibilità d’Impresa, potendo constatare da un lato una diffusione regionale di questi temi, dall’altro una notevole diversità tra singoli territori.

Un primo elemento che emerge è il fatto che molte delle imprese e delle altre organizzazioni incontrate lungo i vari percorsi di incontri hanno già sperimentato esperienze di RSI, anche se molto spesso in modo inconsapevole, andando a riempire quel “bacino” di esperienze nascoste che sono tipicamente classificate come “RSI inconscia”.

Questo elemento rappresenta da un lato una riconferma di quanto già notato in altri contesti non solo dai sottoscritti, dall’altro uno sprone ulteriore a lavorare nella direzione di mappare, rilevare, fare emergere e in generale comunicare questo ampio patrimonio di esperienze singole e molto spesso isolate, che possono rappresentare un notevole asset strategico non solo per singoli, ma soprattutto per territorio.

Un altro positivo elemento ricorrente è la percezione positiva del contesto di gruppo / rete che emerge dai partecipanti spesso in fase di valutazione finale, dove viene richiesto di esprimere cosa ha convinto maggiormente dell’esperienza laboratoriale. Questo apprezzamento, che nasce innanzitutto nella possibilità di generare relazioni e scambiare esperienze, è a nostro parere un indicatore importante della necessità di moltiplicare occasioni di networking “costruttivo” come quelli dei laboratori RSI, non necessariamente sui temi della Responsabilità Sociale / Sostenibilità d’Impresa.

Un terzo ed ultimo punto di forza che vogliamo condividere è la caratteristica che ha contraddistinto i laboratori, ovvero la natura “itinerante” di quasi tutti gli incontri di lavoro realizzati, che sono stati ospitati di volta in volta all’interno delle sedi delle organizzazioni aderenti. Questa “abitudine” è un elemento altamente formativo, che ha permesso da un lato di spezzare la monotonia di ripetere i lavori all’interno di una unica sede istituzionale, dall’altro ha consentito a tutti di toccare con mano molte realtà non conosciute del territorio nel quale ciascuno vive e lavora.

Dal punto di vista degli aspetti di criticità sui quali sarà importante lavorare in ottica di miglioramento vi sono principalmente la difficoltà in fase di coinvolgimento iniziale, e la complessità della fase progettuale, in particolare in fase attuativa al termine del percorso laboratoriale. Sul fronte dell’engagement ex ante, i problemi sono presenti sia in termini quantitativi (le imprese che aderiscono al processo sono una quota infinitesimale rispetto a quelle contattate dagli enti promotori), sia in termini qualitativi (la quota di imprese profit, alle quali è teoricamente destinato il progetto, non sono sempre la maggioranza delle organizzazioni aderenti).

Anche la fase di progettazione, spesso ardua e confinata in limiti di tempo assai ristretti (qualche pomeriggio) rappresenta un aspetto critico, non tanto per la scarsa efficacia o per la bassa produttività dei partecipanti – sono più di 200 le idee-proposte emerse nelle fasi di brainstorming e circa 30 i progetti inclusi nei vari piani di azione territoriali – quanto per la difficoltà di mantenere “viva” la rete anche al termine del percorso di incontri “istituzionale”. Su questo aspetto una delle possibili soluzioni, peraltro più volte proposta in molti contesi dai partecipanti stessi, è quella di supportare il contatto ex-post e il “follow-up” dei progetti attraverso il supporto di piattaforme online dedicate, messe a disposizione del progetto.

In sintesi dunque, l’esperienza dei laboratori rappresenta una occasione importante di “fare rete” in modo concreto e semplice, molto spesso informale, con una elevata produttività rispetto al tempo investito e alle risorse dedicate, basti pensare alla quantità di progetti pilota messi in pista. A fronte di vantaggi evidenti, soprattutto per le singole imprese partecipanti, permangono anche punti critici da tenere in considerazione dal punto di vista gestionale, per massimizzare il risultato conseguibile.

 

 


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